LA CHIESA DI SAN NICOLA
La chiesa di San Nicola da Tolentino, situata lungo la Costa del Vernato, è la seconda chiesa della Confraternita di San Nicola da Tolentino sorta negli anni al Vernato.
La prima, costruita nel tardo Cinquecento in via Conciatori, si rivelò fin dai primi tempi troppo piccola per ospitare i fedeli. Si decise, nel 1640, di costruirne una seconda più ampia.
I lavori iniziarono nel 1646 e già tre anni dopo esisteva il primo altare (del Suffragio), poi la costruzione proseguì più lentamente. La facciata fu iniziata sono nel 1721 ma completata solo nel 1783.
L’interno della chiesa, a navata unica a tre campate con abside quadrata, comprende attualmente tre altari laterali e l’altare maggiore che divide praticamente la chiesa (come era prassi per le Confraternite) in due ambienti: uno per le celebrazioni pubbliche e un secondo, dietro l’altare, destinato alle riunioni dei confratelli (coro).
L’intera decorazione barocca dell’interno è del 1860 opera del pittore Carlo Artari di Campione d’Italia (patria di una rinomata scuola pittorica presente in tutto il nord Italia). Molto interessanti i finti marmi di pregevole fattura, e buoni richiami di grottesche rinascimentali.
Belle statue lignee (di noce massello) con cromatismo a finto marmo sono attribuibili a Bartolomeo Termine (metà seicento) e facenti parte di un imponente altare maggiore demolito nel 1770 e sostituito dall’attuale opera di Pietro Antonio Serpentiere di Sagliano. Vari elementi dell’altare primitivo (come ad esempio le magnifiche colonne tortili) sono state riutilizzate nella costruzione di due altari laterali della stessa chiesa e dell’altare maggiore della chiesa antica di San Biagio.

Tra le opere d’arte sono da segnalare cinque tele (due di grandi dimensioni) rappresentanti: un “Giudizio universale con santi” (autore ignoto datato al 1649), un “Miracolo di San Nicola” di metà Seicento attribuito a Carlo Francesco Chiamorra di Torino, la pregevole “Sacra Famiglia con S. Antonio Abate” di autore ignoto datato al 1634, l’ “Ascensione di Nostro Signore” di autore ignoto di inizi Settecento e infine una modesta tela rappresentante Sant’Espedito (patrono degli avvocati e delle cause impossibili) di primo ottocento.
Il pulpito, originariamente decorato a fioroni scolpiti in noce, è probabilmente attribuibile alla bottega degli Aureggio. Molto bella ed elegante la cantoria riccamente decorata che contiene un organo di Amedeo Ramasco del 1849 purtroppo in pessime condizioni di conservazione.
(Testo e immagini a cura di Riccardo Rabaglio)