Organo

Il 24 gennaio 1760 si decideva di impiegare l’offerta di lire 150, fatta da Giuseppe Antonio Gromo, «nella costruzione dell’organo».

La capitolazione (contratto) con l’organaro Gian Michele Ramasco di Sagliano porta la data del 22 luglio 1760 e con essa il Ramasco si impegnava a fabbricare un organo «in tutto e per tutto consimile a quello del Santuario d’Oropa con condizione ed aggionta che il medemmo Ramasco si è obligato et si obliga di fare, per maggior decoro di cinque attasti di più di quello del Santuario suddetto…», il tutto per la somma di lire settecento di Piemonte. Il nuovo strumento doveva essere messo in opera entro quindici mesi dalla stipulazione del contratto, ma il 15 marzo 1762 l’organaro ammetteva per iscritto di non aver «potuto adempire alle obbligazioni per la costruzione del sud.o Organo al tempo prefisso…, stante le sue altre varie e premurose occupazioni» e si riprometteva di fabbricarlo entro il successivo mese di giugno sotto pena di una multa di lire cinquanta.

Forse la fretta per stare nel tempo prefisso giocò un brutto tiro all’organaro, che fabbricò uno strumento non corrispondente al contratto, tanto che ancora nel 1771 Lorenzo Perobelli, «Organaro Bresciano, ora abitante in Donasso Provincia di Valle d’Aosta», rilasciava un’attestazione, in cui faceva rilevare vari difetti e dichiarava che non era «consimile a quello del Santuario d’Oropa».

Il 17 dicembre 1778 Michele Ramasco passava a miglior vita ed il figlio Giuseppe, pure organaro, si impegnava di completare quanto il padre non aveva fatto.

Nel 1856 si decise di procedere alla ricostruzione dell’organo affidando l’incarico ad Amedeo Ramasco, che fu l’ultimo appartenente all’illustre dinastia di organari biellesi ad occuparsi dello strumento in questione, che subì nel corso di quasi due secoli ancora numerosi interventi.

Nel 1902 venne sostituito da quello attuale, realizzato dai successori di Camillo Guglielmo Bianchi, e nel 1930 fu oggetto di un intervento di Giuseppe Marzi, il quale asportò alcuni registri quali la tromba, il fagotto e l’ottavino, sostituendoli con dei violeggianti di zinco come in uso nell’epoca.

L’ultimo intervento risale al 2012, quando Alessandro Rigola intraprese un restauro completo ed accurato dell’organo, ripristinando tra l’altro alcuni registri, che erano stati asportati nei rifacimenti precedenti.

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