Deposizione
Siamo di fronte ad un dipinto tardorinascimentale, realizzato nel 1578, di notevole pregio artistico, nonché all’opera di maggior valore di tutta la chiesa: l’ancona del pittore vercellese Boniforte Oldoni (tempera grassa su tavola – cm 182 x 123).
Originariamente essa fungeva da pala dell’altare maggiore: quando venne sostituita da quella attuale (nel 1774) finì in spazi più ristretti, che obbligarono a qualche modifica che ne alterò così l’aspetto complessivo.
Osserviamo la leggerezza del corpo del Cristo morto, che sembra davvero non avere peso, e l’armoniosa composizione cui prendono parte (dall’alto a sinistra): S. Sebastiano trafitto dalle frecce (contitolare della compagnia della Madonna, una delle più antiche compagnie religiose fondate nella chiesa del Vernato), S. Agata (antica titolare della parrocchia, con le mammelle tagliate e adagiate su di un piatto), S. Nicodemo (raffigurato con le tenaglie usate per togliere i chiodi dalla croce), S. Giovanni Evangelista, S. Nicola da Tolentino nel suo abito di frate (patrono della confraternita e chiesa omonima lungo la costa del Vernato); ai lati pie donne, Maria, S. Giuseppe d’Arimatea e, in basso, S. Maria Maddalena e S. Biagio (patrono della chiesa, in abiti pontificali con ai piedi la carda con cui venne scorticato). Sullo sfondo, oltre alla colomba dello Spirito Santo, un fine paesaggio.
Nella predella inferiore sono raffigurati due angeli: quello di sinistra regge un cero e una navicella portaincenso e quello di destra un turibolo, di cui restano solo le catene e parte del coperchio, rivolti entrambi, verosimilmente, verso un tabernacolo centrale ora mancante e sostituito da un elemento decorativo di epoca successiva. Anche gli elementi floreali dorati applicati alla predella, probabilmente aggiunti per creare un pandant con la cornice nella cappella di fronte, non sono originali.
La tavola è contornata da una ricca cornice lignea dorata originale (ultimo quarto sec. XVI), scolpita dallo scultore Materno de’ Materni, anch’egli vercellese. È composta da due grandi lesene laterali decorate a candelabre dorate su fondo azzurro, sormontate da capitelli scanalati e ornati da grandi foglie; in un secondo ordine si sviluppano lateralmente due volute a motivi vegetali, sulla parte superiore dei quali si innestano due teste scolpite di profilo dalle lunghe chiome e un cesto intrecciato sopra il capo; la parte superiore della cornice è ornata da cinque testine di cherubini alati, alternate a mensole fogliate e completata dalla cimasa, raffigurante Dio Padre benedicente, che è stata ricollocata nella sua posizione originaria dopo il restauro del 2025, curato da Camilla Fracassi e Marta Aina, grazie al contributo delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Biella e di Torino.