Lapidazione di Santo Stefano

Nel presbiterio a sinistra vediamo la Lapidazione di Santo Stefano e, a destra, Vergine col Bambino, San Filippo Neri e Sant’Agata, entrambe qui collocati probabilmente nel 1776 e ben restaurati dalla ditta Nicola di Aramengo (Asti) nel 2008.

La Lapidazione di Santo Stefano si presenta con cornice a battuta liscia, ornata agli angoli da quattro grandi foglie dorate. Secondo una prima lettura del dipinto data da Delmo Lebole nel 1984 la tela, riferita dall'autore al pittore Giovanni Battista Grassi, sarebbe stata eseguita nel 1739 per la chiesa del Vernato per volontà dei bovari che, a partire dal 1738, decisero di celebrare la festa del loro patrono (Santo Stefano) nella chiesa di San Biagio, perché sfrattati dai canonici della collegiata di Santo Stefano. Sul dipinto si legge infatti la scritta: “Il sudetto quadro stato fatto nel chiavariato di Gio. Steffano Gremmo 1739”.

Due anni più tardi, nel 1986, il Lebole afferma invece che la tela, opera del pittore valsesiano Tarquinio Grassi (padre del citato Giovanni Battista) proviene dalla collegiata di S. Stefano e solo nel 1776 fu collocata nel presbiterio della chiesa di S. Biagio, a completamento degli arredi di questa zona della chiesa (a partire dal 1766) con la costruzione del nuovo altare maggiore, del tabernacolo e di una rinnovata ancona.

Per meglio adattarsi alla nuova sistemazione, l'opera fu ampliata dal pittore Lacchia ai lati, su uno dei quali fu dipinta la parte del Piazzo che guarda verso il Vernato. A seguito della demolizione dell’antico Santo Stefano e conseguente vendita e dispersione dei suoi arredi, non si può escludere che il dipinto ricordato nell'inventario dei quadri della chiesa sia proprio quello sistemato nel 1776 in S. Biagio, la cui cornice, identica a quella del dipinto che orna la parete destra del presbiterio, potrebbe essere stata eseguita per l’occasione.


Curiosità – La cordicella attaccata ad una campanella qui sulla destra (usata forse per segnalare l’inizio della messa?) vi ricorda che lì c’era una porta, se ne vede ancora traccia, forse vecchio accesso alla sacrestia. Porta identica c’era anche sull’altro lato, ma di quella non v’è più traccia.

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