Martirio di San Biagio
La grande pala dell’altare maggiore raffigura il Martirio di San Biagio (Patrono della chiesa) ed è la copia di un originale del pittore marchigiano Carlo Maratta (che si trova a Genova in Santa Maria di Carignano), realizzata dal biellese Giuseppe Maria Aureggio nel 1774. La tela ritrae il momento della tortura del santo (vescovo di Sebaste, in Armenia), che secondo la tradizione avvenne con delle carde (anche se il torturatore in questo quadro ne ha solo una), mentre la morte avvenne per decapitazione. Non dovette riuscire un’opera d’arte se già nel 1778 fu oggetto di un restauro, come riportato nei documenti storici della chiesa. La cornice lignea è dovuta a Pietro Antonio Serpentiere junior che vi riutilizzò due grandi colonne tortili appartenenti all’ancona della chiesa di S. Nicola e scolpite da Pietro Antonio Serpentiere senior (entrambi originari di Sagliano).
In basso a destra si possono scorgere gli abiti episcopali del Santo. In basso a sinistra invece si vede una madre con un bambino: molto probabilmente quello che, la tradizione vuole, fu liberato dalla lisca di pesce, che lo stava soffocando, per intercessione del santo, proprio mentre stava andando al supplizio.
Via Crucis
Composta da quattordici grandi formelle a rilievo (affisse sulle lesene scanalate) completate alle estremità da due cartelle sagomate dipinte in bianco con profili dorati e una croce superiore.
Pietro Antonio Serpentiere junior di Sagliano è certo tra i più attivi scultori biellesi dell'ultimo quarto del XVIII secolo. Rare sono però le stazioni della Via Crucis da lui scolpite non intaccate o completamente depredate dai numerosi furti, che hanno interessato la diocesi di Biella in particolare negli anni '70 e '80 del XX secolo. Attualmente se ne possono trovare nelle chiese di Santa Maria della Pace a Pralungo, nella chiesa parrocchiale di San Michele a Ronco Biellese e in quella dedicata ai Santi Giacomo e Stefano di Sagliano (la più grande per dimensioni).
Della esecuzione di quella qui conservata non si ha memoria nei libri dei conti della chiesa parrocchiale. Questo, secondo Lebole, lascia supporre che sia stata donata da alcune famiglie della Parrocchia ma l’autore mise la firma e la data 1803 dietro una stazione (data confermata anche da una supplica dei parrocchiani del Vernato con relativo decreto del vescovo Canaveri per la sua erezione) ed è lo stesso Lebole a ricordare, dietro ogni stazione, l'iscrizione scolpita anche dei nomi dei donatori, rappresentati dalle principali famiglie del Vernato.