Reliquiario a teca e urna contenente (san?) Felice

Il reliquario che si trova nella cappella qui sulla destra (scolpito da Pietro Antonio Serpentiere e dorato da Onofrio Tartara) è composto da un’urna a facce trapezoidali con vetro centrale, quattro piedini a ricciolo e coperchio piramidato. Fondo bordeaux con cornici, profilature e ornati dorati. Decorazione: volute vegetali su piedini e cornice inferiore; profilature con motivi a corda, ovoli, vegetali sulle cornici inferiore e superiore e lungo il perimetro delle mostre; pendenti vegetali sui montanti; ornati vegetali e floreali e piccolo timpano frontale con conchiglia.

L'urna fu voluta da D. Carlo Giuseppe Montalto (parroco dal 1760 al 1799) per ospitare il corpo di un tal Felice che fu estratto dal cimitero di S. Ponziano a Roma e dunque al tempo si pensava essere un martire cristiano (per questo ha una palma in mano ed è vestito da “soldato di Cristo”) e dunque santo. Fatto giungere a sue spese a Biella (1788) il tutto fu collocato sotto la mensa dell'altare maggiore dove rimase fino al 1927, per poi venire spostato.


Nella nicchia è esposta alla devozione dei fedeli la statua di san Giuseppe.


Nella cappella qui sulla sinistra è esposta alla devozione dei fedeli un’icona di san Pio da Pietrelcina

Curiosità 1 – Uscendo dalla chiesa e guardando il retro di questa cappella si vede un piccolo abside, come mai? Chissà cosa custodiva! Difficile saperlo dato che ora lì c’è il bocchettone che fa fuoriuscire l’aria calda quando è in azione l’impianto di riscaldamento!

 

Curiosità 2 – Alcune fonti sostengono che la chiesa sia stata consacrata nel 1502 dal cardinale Giuliano della Rovere, vescovo di Vercelli e futuro papa con il nome di Giulio II, ma è più verosimile che la solenne dedicazione (e la conseguente trasformazione in chiesa parrocchiale) sia avvenuta nel 1533 ad opera di Monsignor Guglielmo di Gattinara, vescovo titolare di Nicomedia (l’odierna Izmìr, in Turchia). Sarebbe “quasi provvidenziale” fosse questa seconda ipotesi quella vera, perché Sebaste, dove fu vescovo Biagio, è nell’attuale Turchia!

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